ma che con fatica riesce a rintracciare
il "cercatore d'oro"
percorrendo con il dito
la superficie aspra del fondo del vaglio,
mentre con ansia ricerca la fonte dello scintillio
nell'accesa speranza che nulla vada perso
di quella fonte preziosa e inesauribile
di luminosità e di splendore,
nel buio della notte così come alla luce del sole.
Vano è allora dunque il paziente lavorìo del "cercatore
d'oro"
che con ansia profonda ricerca il baluginare della luce
tra i sassi e le pietre,
tra il materiale inerme e il materiale senza luce di vita,
ma non inutile
perché comunque quei raggi baluginanti dal fondo del vaglio
lo hanno reso felice e speranzoso
di poter ancora trovare le sue pepite
nel fondo del vaglio così come tra le rocce della montagna,
e con gioia sempre più accesa egli prosegue il suo lavoro
di ricerca e di pulizia di quelle pietre,
più o meno pulite,
che egli va cercando per terra e nella montagna.
Non è dunque vano l'operare instancabile e paziente
del "cercatore d'oro" che, inorgoglito dal suo stesso lavoro
e stimolato dalle sue stesse scoperte,
con lena profonda prosegue nella ricerca
e con gioia lava e purifica,
setaccia di nuovo e di nuovo lava e deterge,
fino a che lucida e splendente resta
la pietra preziosa tra le sue mani
dandogli grande gioia nel ritrovamento
e grande stimolo nel continuare, senza sosta,
a lavare e a pulire e a detergere
fino a che più e sempre più sono le pepite ritrovate,
di dimensione varia e di lucentezza varia,
ma costituite dallo stesso prezioso metallo:
l'oro, lucido e luminoso, splendente e sempre più brillante